Domenica 9 novembre, il Teatrino Musitelli di Lodi ha accolto un pubblico numeroso e attento per la presentazione del libro La rivalsa del nero di Fabio Salamida, un’inchiesta lucida e provocatoria sul ritorno dei simboli e dei linguaggi dell’estrema destra nella società italiana contemporanea.
L’incontro, organizzato dall’associazione FiloRosso di Codogno in collaborazione con la Libreria Sommaruga di Lodi, ha visto dialogare con l’autore Francesco Cancellato, direttore di Fanpage.it, Valentina Barzotti, deputata del Movimento 5 Stelle, e Maria Cristina Baggi di FiloRosso.
Un tombino che si apre sulla memoria collettiva
C’è un’immagine potente che apre il libro di Salamida: un tombino che si schiude, lasciando riaffiorare “le scorie mai bonificate del fascismo”. Da lì è partito il confronto lodigiano, che ha toccato le radici storiche e culturali di un fenomeno che non riguarda solo la politica, ma la coscienza collettiva di un intero Paese.
«Il nero non è mai scomparso – ha spiegato Salamida –. È rimasto sotto la cenere, tollerato a livello politico dal dopoguerra in poi. Oggi quella tolleranza si è trasformata in potere. Stiamo assistendo al ritorno di una versione aggiornata del regime, con un linguaggio nuovo ma con la stessa sostanza».
Giornalismo sotto pressione: la testimonianza di Francesco Cancellato
Il dibattito si è poi spostato sul terreno del giornalismo.
La presenza di Francesco Cancellato ha rappresentato un esempio concreto di come l’informazione libera sia oggi messa sotto pressione. Baggi ha ricordato l’inchiesta Gioventù Meloniana, realizzata dall’unità investigativa di Fanpage.it, che ha svelato cori fascisti, intimidazioni, nostalgie del terrorismo nero ed esaltazione della violenza politica all’interno del movimento giovanile di Fratelli d’Italia.
«Dopo la pubblicazione di quell’inchiesta – ha raccontato Cancellato – sono stato spiato. E credo non sia un caso. Ricordo una frase di Giorgia Meloni, la notte della vittoria elettorale nel 2022: “Questa è una notte di orgoglio e riscatto, dedicata a chi non c’è più e meritava di vederla”. Parole che richiamano l’immaginario dei militanti di destra degli anni Settanta, che si percepivano come vittime della storia. Quel vittimismo è diventato il cuore ideologico della destra di oggi».
“Principi che credevo intoccabili stanno crollando”
A raccogliere l’eredità del discorso è stata Valentina Barzotti, che ha portato la sua esperienza di rappresentante delle istituzioni.
«Il libro di Fabio racconta esattamente il disorientamento che vivo ogni giorno – ha affermato –. Principi che credevo intoccabili stanno crollando uno dopo l’altro. Sono stata sospesa tre settimane dal Parlamento per una protesta pacifica: è il segnale di un sistema che non tollera più il dissenso».
Un passaggio che ha acceso la riflessione del pubblico e ha messo in luce la necessità di una rinnovata vigilanza democratica, capace di contrastare l’indifferenza e la rimozione del passato.
FiloRosso: intrecciare comunità, memoria e partecipazione
L’iniziativa si inserisce nel percorso di FiloRosso, un gruppo nato a Codogno con l’obiettivo di “intrecciare persone, idee e azioni”, promuovendo una cittadinanza consapevole e solidale.
FiloRosso si riconosce nei principi antifascisti e democratici della Costituzione e da anni realizza incontri, mostre, percorsi di memoria e momenti di solidarietà collettiva.
Nel 2024, il gruppo ha promosso numerose attività: dalla mostra fotografica Racconti dalla piazza del mondo del fotografo Luca Greco, alla “Pastasciutta contro la mafia” in sostegno di Libera, fino alla cena per Casa Cervi, gesto concreto di vicinanza e solidarietà.
Ogni iniziativa nasce dal desiderio di costruire ponti tra persone e generazioni, superando i confini dell’appartenenza politica e valorizzando il dialogo come strumento di crescita comune.
Un filo rosso che unisce memoria e futuro
Il pomeriggio al Teatrino Musitelli si è concluso con un lungo applauso, segno di partecipazione e condivisione.
In un tempo segnato da divisioni e disinteresse, esperienze come quella di FiloRosso ricordano che l’impegno civile è ancora possibile.
Basta un filo — rosso, come la passione e la memoria — per legare insieme persone e ideali, comunità e futuro.








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